Modena 20 febbraio 2021

Che fine ha fatto il Cynar?
Per i lettori più giovani, il Cynar era un liquore famoso fino ai primi anni 70 per la pubblicità in cui si vedeva un famoso attore gustarne un bicchiere, seduto a un tavolino in mezzo a un trafficassimo crocevia cittadino, mentre il caotico traffico della metropoli gli sfrecciava attorno, combattendo così il famoso “logorio della vita moderna”. Ora, per quelli che pensano “si stava meglio quando si stava peggio” o per i nostalgici dei bei tempi andati, il “famoso attore” si chiamava Ernesto Calindri e aveva la “pelatina”, mentre con un nome così, oggi non ti fanno neanche strappare i biglietti in un cinema per adulti di provincia, e in più, beveva un liquore a base di “carciofo”, la qual cosa mi sembra sufficientemente rivoltante. Dopo 50 anni, abbiamo “Giorgcluni” che dice “uotels?” ammiccando mentre sorseggia un caffè, vuoi mettere?
Perché il vaccino è importante, ma, per combattere il “logorio della vita moderna”, ci vuole qualcosa di più sostanzioso di un microchip veicolato da nanoparticelle attivate dal 5G. E qui ci stiamo logorando per bene… Non bastano tutte le voci sulle “varianti” internazionali e poliglotte, adesso cominciano a circolare le voci sui commerci di vaccini nel dark web (forse il mio amico F. che è un esperto navigatore del dark web, ha già comprato qualche dose di un vaccino che ha scoperto solo lui perché si informa e sa leggere le notizie vere, e che ha un efficacia almeno del 113%). Me ne accorgo dalle conversazioni sui gruppi whatsapp che languiscono. Abbiamo un gruppo piuttosto numeroso del nostro team di lavoro, che durante la prima fase della pandemia abbiamo inondato di saluti mattutini, playlist musicali, meme e battute varie, adesso è rimasto solo in nostro “caro leader” a cercare di alzare il morale della truppa, ma si vede che sta arrancando anche lui. Forza E., sei il nostro “mariodraghi”, indicaci “la via della pugna” e noi “pugneremo”! (…infatti, sembriamo un po’ l’Armata Brancaleone…). Il prolungarsi dell’isolamento sta prosciugando le energie che riversavo in un sano cyberbullismo, non vedo più alcune delle mie vittime preferite, C. è andato in pensione e fa il nonno, F. è sigillato in casa e attende la consegna dei vaccini acquistati nel dark web, restando a casa mi perdo quasi tutti i nuovi sketch della coppia Lele&Lancia (la versione Maranellese di Ale&Franz), non ho più foto e spunti da elaborare, cosa metterò nel calendario 2022?
Sul comodino ho due libri iniziati che non riesco proprio a terminare, eppure in passato ho letto tanto: ho avuto una prima fase infantile con i libri della biblioteca comunale (presi a prestito), al liceo ho smesso completamente, per merito anche della prof. di lettere del primo anno (…cara Ilde) che per l’estate ci diede una corposa lista di libri assolutamente “must read”, tra cui “Anna Karenina” (… ma stiamo scherzando ? Tolstoi a un ragazzino di 14anni? e ti credo che non ho più letto…) e ho proseguito con l’ignoranza crassa anche all’università, solo quando ho iniziato a lavorare, grazie all’indipendenza economica, mi sono dato all’acquisto compulsivo e alla lettura di una gran quantità di libri di tutti i generi, ma tutti rigorosamente di evasione, l’influsso del liceo è ancora pesante. Cioè, mica mi posso mettere a leggere la letteratura alta, ricordo che un giorno, pescato in un interrogazione dal prof. di lettere, mi chiese dei “Sepolcri” del Foscolo e io diedi il meglio di me nell’arte di arrampicarmi sugli specchi, tanto che a un tratto il buon Nadir (coì si chiamava) mi chiese :”…ma, dimmi, “I Sepolcri” ti sono piaciuti?”. Se mi erano piaciuti? e chi lo sa? li avrei dovuti leggere almeno una volta… Vista la mala parata, decide di gettare il cuore oltre l’ostacolo e risposi “…NO!”. Il prof. ebbe quasi un mancamento, ma alla fine mi mandò a posto con un “6” per la sincerità. Tutti lo imputarono al fatto che gli fossi simpatico, in realtà le cose erano molto meno nobili: Nadir era della già citata stirpe dei cialtroni di talento, più che fare lezione, gigioneggiava, e di quel che facevamo in classe poco gli importava, io poi ai suoi occhi ero un prodotto del proletariato e non facevo parte della futura classe dirigente, quindi non gli importava se anche uscivo dal liceo ignorante come un ciocco di legno…
Sono passate 50 settimane dall’inizio, è ancora difficile, ma dobbiamo tenere duro e andare avanti, ne usciremo. Restate in salute, arrivederci alla prossima e buona vita 😉
Molti degli episodi di vita scolastica che racconti li ricordo bene anch’io. Questa volta sei stato un po sbrigativo nei contenuti, sempre eccellente nello stile. Per deformazione professionale ti meriti comunque un bell 8.50. Ciao.
Per ovvi motivi di età ricordo ancora in TV questa pubblicità (fantastico tavolino in mezzo al traffico quotidiano) e sono concorde nel vedere come ci manca un po’ di socievolezza tra di noi…
Forza e coraggio