Modena 30 gennaio 2021
la notizia ha iniziato a circolare ieri pomeriggio: abbiamo cambiato colore. Da arancio che eravamo (secondo la commissione europea, eravamo più sul rosso scuro, tipo “color cacca”…), diventiamo Gialli. Dal colore che prendiamo quando stiamo per scoppiare (perchè non ne possiamo più), passiamo al colore dell’Ittero, quello che ci viene quando abbiamo un fegato così… Ma per completare il quadro idilliaco, arriva questa mattina un messaggio della nostra solerte amica G, che, indiscussa esperta in materia di diritti e norme in forza di titolo e incarico, ci tiene aggiornati (e gliene siamo grati) sui vari decreti e ordinanze che rendono la nostra vita così piena e avvincente in questo periodo. Il messaggio contiene l’ordinanza del ministro della Salute (che si chiama come l’unica cosa che ci è rimasta), che dovrebbe sancire il passaggio alla suddetta zona gialla. Il condizionale è d’obbligo, perché io l’ordinanza ho anche provato a leggerla, ma non ho capito una beneamata fava. Dopo una sfilza di “visto l’articolo… paragrafo… comma… del…” (richiami sprovvisti di alcuna parola comprensibile, e ce n’è un’intera paginata… e poi, ho capito che sei preparato e ne sai un pacco, ma…chissenefrega, dimmi qualcosa che non so…), l’erudito estensore dell’ordinanza conclude dicendo “…decadono quindi, le norme introdotte con il Decreto numero… del …” , più qualche giro di parole per dire in parole povere “…sempre che non cambiamo idea.”. Ora, a parte che la UTET è fallita e quindi risulta difficile avere in casa enciclopedie giuridiche sufficientemente aggiornate da contenere tutti gli articoli citati nell’ordinanza, dovevamo per forza stamparci tutti i DPCM precedenti per capire cosa è valido e cosa no? Non bastava semplicemente scrivere “cari Emiliani, eravate in zona arancione, da lunedì sarete in zona gialla, ma continuate a fare attenzione, perché non è ancora finita”? Caro Ministro, non mi interessa che tu sembri intelligente usando parole difficili, mi interessa che tu gestisca questa situazione al meglio, anche senza parlare, parlano già in tanti…
E poi, credi che ce la beviamo che hai letto tutti gli articoli citati? con chi credi di parlare? Io ho fatto i capitolati di vettura con il “copy&paste” e non se n’è mai accorto nessuno. Tutte quelle citazioni servono solo agli amanti dei cavilli… e purtroppo la genia dei puntigliosi tetratricotomisti (…l’ho inventato adesso, sono quelli che spaccano il capello in quattro) è in continua espansione. Infatti anche al lavoro, il “capitolato” viene citato solo da quelli che non lavorano per rompere le palle a quelli che lavorano.
Perdonate il piccolo sfogo, ma ci sono cose che mi fanno alterare e siccome sono la persona più mite che conosco (dove mi mettono sto), mi sfogo un po’ scrivendo. Ad esempio, mi sfiniscono tanto le “parole difficili”, cioè quei termini altisonanti e pomposi che certe persone usano (quasi sempre a sproposito) per sembrare intelligenti: metodologia invece di metodo, problematica invece di problema (anche plurale, problematiche, ancora più intelligente…), stilismo invece di stile (oggi ho letto di un “concorso di stilismo automobilistico” insieme a una “retrospettiva per il futuro” (sic!)), coeso invece di unito (…ironia della sorte, in questi giorni politicamente disperati, ogni sera c’è la sfilata di “dichiaratori” professionisti che invocano un governo forte (…e ti pareva…) e coeso… peccato che siano tutti “coesi” con se stessi).
Un discorso a parte merita una parola fastidiosa più di altre: resilienza, una parola che va molto di moda e indica la capacità di resistere alle situazioni avverse. Questa caratteristica viene associata a un modo di resistere non violento, ma in certo qual modo delicato e gentile.
Ora la resilienza è una caratteristica meccanica dei materiali che si determina con la prova del Pendolo di Charpy (…alla francese, sciarpì). Il Pendolo di Charpy è una mazza ferrata che farebbe paura a un cavaliere medievale dotato di armatura, che viene fatta roteare violentemente contro un piccolo e indifeso tondino del materiale da testare. Nell’esecuzione del test il provino esce quasi sempre spezzato o perlomeno orribilmente e permanentemente deformato. Insomma, è una forma di resistenza per niente non violenta e gentile. In pratica la persona resiliente è una che prende delle gran mazzate e ne esce alquanto malconcia. Pensateci quando ritenete di saper essere resilienti.
Anche oggi sono salito sulla cassetta di frutta del mio Speakers’ Corner di questo Hyde Park casalingo. Qualcuno mi dice che sto diventando un po’ amaro, ma, vorrei ricordarvi che considero questo mio angolino, come il bar dell’angolo, dove vai a prendere il caffè e fare quattro chiacchiere con gli amici…e al bar si sparano sempre le più solenni minchiate, quindi non credete a tutto quello che dico, forse ho inventato tutto…
Dov’è finita la retorica de “andrà tutto bene”? E’ completamente scomparsa, perché siamo incostanti e ci stanchiamo in fretta, invece è proprio adesso che dovremmo ripeterci “andrà tutto bene!”, perché il vaccino c’è e lo faremo e ci vorrà del tempo, quando la primavera scorsa si cantava alle finestre e si mettevano i lenzuoli con “andrà tutto bene!”, non sapevamo niente di cosa sarebbe successo, incede adesso si vede la luce in fondo al tunnel… va bene, abbiamo bucato e siamo senza cric, ma la luce continua a essere là in fondo e non si muove, quindi non è un camion contromano…
Come sempre, Buona Vita e alla prossima… 😉

Non prendertela troppo con quei ‘poveri giuristi’ che scrivono le leggi. Il nostro sistema è fatto così: riflette il modo bizantino con cui ci esprimiamo noi italiani. Ciao. Buona domenica!m
…come ho detto, esagero sempre un po’ per cercare la battuta ad effetto, in realtà non ce l’ho con nessuno (…magari solo con qualcuno, ogni tanto… 😉 )
C
tetratricotomisti… mi è piaciuta un bel po’!!! Brèv! 🤓
… poi concordo al 100% sull’abuso delle parole altisonanti per darsi un tono da intellettuali… adesso hanno tutti la bocca piena di resilienza, ma il più delle volte hanno le ragnatele nel cervello… ciao Carlo … alla prossima!
grazie 😊
…certo che mi accorgo di parlare un po’ da vecchietto… (…perbacco, ma io sono un vecchietto😲)
Ciao
Carlo